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RICERCA TEATRALE

La comunità rurale ieri ed oggi- Presenza dell'imprenditoria nel Teatro. 


GALAXIA  presenta  CARMEN SANTORO   in    LA LUPA
drammaturgia di GENNARO COLANGELO 
dall’opera di GIOVANNI VERGA
 con

NUNZIO ZUZIO, ALBERTO FRANCO, ROSI LOVISI, ALFONSO RUBINI,SONIA CAPOZZOLI, DINA MASSA.

stornelli popolari elaborati da
ricerche etnomusicali
PIER PAOLO PASOLINI
LUCA GAETA
scenografia
 regia
ROBERTO FULGIONE
GENNARO COLANGELO

L’ ALLESTIMENTO
Una drammaturgia nuova per un testo classico

La lupa è una donna dal temperamento risoluto e possessivo che nella novella viene caratterizzata da una magica e perversa bellezza, un fascino indefinibile che nell’adattamento verghiano si perde.
La descrizione della sua figura è più poetica nel testo originario mentre nella didascalia drammatica acquista un sapore dannunziano e letterario: un’immagine quasi malata, costruita come in un melodramma. Scompare nella scena sia il senso di umanità che pervade la novella, sia il senso di fatalità della sua storia personale.
Inoltre diviene meno caratterizzato il contrasto tra le figure femminili di madre e figlia e si perde l’atmosfera del paesaggio caldo e avvolgente che influenza il comportamento dei personaggi, mentre l’incombenza del destino che non perdona viene affidata a elementi esterni come la lugubre civetta che aleggia nella scena della seduzione di Nanni.
Più efficace risulta invece il contrasto ambientale del secondo atto tra l’atmosfera sacrale della processione e la pena interiore dei personaggi turbati dal ritorno della lupa per la festa del paese.

Gli  elementi  contrastanti  tra i  testi  autorizzano la ri-scrittura  drammaturgia  operata da Gennaro Colangelo per la compagnia IL CERCHIOQUADRATO

Costruita come analisi psicologica di una comunità rurale, trasferita in Campania in epoca contemporanea, sui territori che ospitano lavoratori stagionali ed extracomunitari, la vicenda della lupa diviene quella di una sacerdotessa della “religione della roba” che Verga rappresentò nel modo più alto in MASTRO DON GESUALDO.
Attraverso lo sfruttamento della manodopera nera la lupa entra in contrasto con il mondo di produzione tradizionale che adopera lavoratori locali meglio garantiti e suscita l’ostilità della comunità che strumentalizza i suoi costumi privati fin troppo liberi per condannare in realtà la sua disinvoltura imprenditoriale.
Ella stessa non è tenera verso i neri, ma quando cede addirittura la proprietà perché travolta dall’amore verso un giovane rampante del nostro tempo e perde la vita, solo il nero ha per lei una parola di pietà, un gesto finale di umanità.
La comunità rurale però, sacrifica il diverso attribuendogli il delitto per salvare Nanni, il nuovo padrone, la cui presenza nella comunità, ormai riconosciuta da tutti, ha una funzione più rassicurante e stabilizzante.
Il possesso investe sia la persona che la roba e diviene un modo di riflettere sulla capacità del teatro di affrontare potentemente le tematiche dell’attualità, che è in definitiva il suo vero e più alto senso.

La ricostruzione della comunità rurale si nutre anche della particolare scenografia e dell’uso di attrezzi tradizionali; il ripensamento della civiltà contadina non si affida al pittoresco ma all’atmosfera e utilizza a tale scopo gli stornelli rielaborati da Pier Paolo Pasolini durante gli anni in cui studia la poesia popolare e la vita delle aree rurali e delle borgate.
Le ricerche etno-musicali hanno riguardato il canto popolare e contadino e il loro retroterra magico-religioso grazie alla elaborazione operata dal giovane musicista Luca Gaeta.

SCHEMA    DE     “ LA LUPA “

In una comunità rurale della Campania con alta presenza di manodopera extracomunitaria un gruppo di contadini si rilassa dopo il lavoro dei campi. E’ un territorio senza apparenti problemi, dove la vita scorre tranquilla scandita dai ritmi delle stagioni, dei raccolti, dei lavori agricoli.

Potrebbe essere l’area casertana, salernitana, o l’entroterra napoletano, a giudicare dalla lingua, o una qualsiasi area mediterranea, di Spagna o Francia, di Calabria, di Sicilia o di Puglia.

La figura potente di gna Pina detta “ la lupa “ per il suo carattere violento, impulsivo e possessivo domina la vita del paese: è una vedova che ha aggiunto alle proprietà ereditate dal marito nuova ricchezza prodotta con lo sfruttamento della manodopera extracomunitaria.

Questa trasgressione sociale non è approvata dai paesani che vivono sfruttando la manodopera degli stagionali, che devono essere pagati meglio perché tutelati dalle leggi italiane sul lavoro.

I vecchi proprietari razzisti come compare Janu, che utilizzano dipendenti locali per le loro terre, non vedono di buon occhio la donna e la tengono ai margini della comunità, anche perché scandalizzati dalla sua passionalità di donna libera che intreccia amori frequenti quando vuole e con chi vuole.

Tuttavia i compaesani mostrano comunque verso la lupa un qualche rispetto, misto al timore per le sue reazioni violenti e imprevedibili.

Vedere la donna esposta ai severi giudizi della comunità ancorata ai valori morali tradizionali e a radici religiose molto forti, fa soffrire molto sua figlia Mara, ragazza dolce e un po’ ingenua.

Durante un’estate torrida la lupa incontra un bel ragazzo venuto a lavorare da un altro paese come stagionale presso la proprietà di compare Janu……………….




 

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