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Indice Rassegna Stampa

 

la Città - 02 Gennaio 2003


L'ALLARME DELL'ASSOCIAZIONE GALAXIA
I padani ci rubano la mozzarella
Importano bufale rumene e imitano il nostro prodotto

La mozzarella di bufala campana, marchio dop che coinvolge buona parte dell'economia del Salernitano, rischia di perdere l'esclusività sul mercato nazionale ed internazionale. Il tipico formaggio filato delle nostre zone, al terzo posto tra i formaggi Dop più consumati, è minacciato da una concorrenza spietata della pianura padana, dove si tenta di imitare la produzione di latticini con l'acquisto di bufale rumene.
Ma anche i nostri produttori non sono esenti da colpe: il prodotto non è veicolato con un'adeguata strategia di marketing, che ne tuteli la bontà e la qualità in relazione al territorio cui sono legate le sue origini. Dal 2000 ad oggi, inoltre, nonostante sia salita la produzione di mozzarella di bufala campana, in cui il Salernitano contribuisce con una percentuale del 23.33% sulla produzione totale, il fatturato è cresciuto in minima parte. A fronte di diciottomila tonnellate prodotte nel 2000, per un fatturato di 206,5mila euro; nel 2001 si conta una produzione di 26mila tonnellate per un fatturato di 258,2mila euro. Ciò significa che sul mercato è stato venduto più prodotto, ma ad un prezzo più basso e concorrenziale.
E' quanto emerso alla XXVIII edizione della "Festa della Bufala", organizzata dall'associazione culturale "Galaxia - Via Iattea" a Paestum.
Per il presidente di Galaxia. l'imprenditore Nicola Pietrafesa "nel 2002 ci sono stati dei segnali di inequivocabile saturazione dei mercati e, di conseguenza, una sovrapproduzione di latte che non trovando facile collocazione alla trasformazione è stato congelato".
"Produrre di più e ricavarne un fatturato minore, inoltre - ha aggiunto Pietrafesa - significa lavorare sprecando energie e risorse che potrebbero essere diversamente impiegate a vantaggio dell'economia locale e della promozione dei prodotti del territorio".
Secondo Pietrafesa,la risposta a questa situazione. "è limitare la quantità dei capi bufalini, abbattendo quelli malati di brucellosi, e lavorare per una qualità più selezionata. Si eviterebbe così anche un negativo impatto ambientale dato da un numero eccessivo di capi bufalini. Tra l'altro - ha spiegato Pietrafesa - la brucellosi, anche se. non porta alcuna conseguenza sulla qualità della mozzarella, può rivelarsi dannosa per l'uomo attraverso il latte".
La soluzione emersa dalla tavola rotonda condotta dal giornalista Giuseppe Iannicelli, è nel turismo. Invece di esportare mozzarella di bufala campana, che conta un fatturato annuo di 500milioni di euro, o permettere che la si produca altrove, sarebbe più conveniente "importare" i turisti, veicolandoli in interessanti percorsi enogastrononici. In questo sono d'accordo anche le istituzioni. "Intendiamo portare qui il consumatore d'eccellenza ha detto l'assessore allo Sviluppo e Programmazione della Provincia di Salerno Gerardo Giordano - a godere del gusto del prodotto tipico, unitamente alle bellezze archeologiche e paesaggistiche. A tal fine occorre fronteggiare le scorrette azioni di competizione del Nord Italia e garantire un adeguato sistema di accoglienza".
Intanto, il governo sta fronteggiando la cosiddetta "guerra- della mozzarella" tra nord e sud con la legge 1436 "con cui - ha detto Giuseppe Chinnici, docente di Economia della comunicazione - si riconosce la valenza produttiva del settore a vantaggio della piccola e media impresa e del consumatore".

Nicoletta Tancredi




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